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Prevenzione Incendi: Una storia lunga 80 anni

prevenzione incendi La prevenzione incendi costituisce servizio di interesse pubblico per il conseguimento di obiettivi di sicurezza della vita umana e incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell’ambiente secondo criteri applicativi uniformi nel territorio nazionale. Il servizio di prevenzione incendi costituisce compito istituzionale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco”.

Tale definizione ha richiesto ben 43 anni di gestazione, dalla emanazione della legge del 27/02/1939 alla promulgazione del DPR n. 577 del 29/07/1982 in cui appare la prima definizione di “Prevenzione incendi”.

L’ articolo intende percorrere l’evoluzione delle normative antincendio più significative ed i passi fondamentali che hanno modellato e perfezionato questa disciplina ormai 80enne ma sempre più moderna.

Nascita della prevenzione incendi

Inizia ufficialmente la storia della Prevenzione Incendi e viene istituito il “Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”.

Il Comandante dei VVF doveva eseguire i controlli ai locali adibiti a depositi, industrie pericolose e pubblico spettacolo. Successivamente emetteva la concessione della licenza di esercizio.

  • D.P.R. n. 547 del 27/04/1955: ”Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”.

I progetti di nuovi impianti o costruzioni dovranno essere sottoposti all’ esame del Comando. Successivamente sarà richiesta la visita di collaudo della costruzione ultimata.

  • D.P.R. n. 689 del 26/05/1959: “Determinazione delle aziende e lavorazioni soggette, ai fini della prevenzione degli incendi, al controllo del Comando dei Vigili del Fuoco”
  • Legge n. 469 del 13/05/1961 : “Ordinamento dei servizi antincendi e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e stato giuridico e trattamento economico del personale dei sottufficiali, vigili scelti e vigili del Corpo nazionale dei vigili del fuoco”

Si inizia ad usare terminologie note ai giorni d’oggi, ovvero “aziende” e “lavorazioni soggette”.

Vengono inoltre ribaditi i compiti in merito al personale dei Vigili del fuoco, dei Comandi Provinciali e dei Comandanti Provinciali.

Prime tariffe e istituzione del Certificato di Prevenzione Incendi.

53 anni fa viene promulgata la legge n. 966 del 26/07/1965 recante “Disciplina delle tariffe, delle modalità di pagamento e dei compensi al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per i servizi a pagamento.

Si delinea la forma primordiale dell’ attuale ordinamento legislativo e procedurale. Venne istituito il “Certificato di Prevenzione Incendi” e vennero identificate 100 attività soggette a precisi requisiti antincendio.

L’ente o il privato dovranno pertanto necessariamente munirsi del C.P.I. (novità) e richiedere le visite di accertamento della rispondenza alle prescrizioni progettuali.

Nasce il primo elenco delle attività soggette.

Due mesi dopo viene promulgato il D.M. n. 1973 del 27/09/1965 recante “Determinazione delle attività soggette alle visite di prevenzione incendi”.

Le 100 attività soggette, erano divise in base alla tempistica delle visite da parte dei VVF (ogni anno, due, tre, quattro anni, una tantum).

Nuovo elenco delle attività soggette.

  •   D.M. 16/02/1982: “Modificazioni del D. M. 27 settembre 1965, concernente la determinazione delle attività soggette alle visite di prevenzione incendi.”

Questo decreto è rimasto in vigore per ben 29 anni fino alla emanazione del D.P.R. n. 151 del 01/08/2015 di cui si parlerà naturalmente più avanti.

Le modifiche al DM erano relative al minor numero di attività (da 100 a 97) ed alle diverse tempistiche delle visite.

Principi base sui controlli.

  • D.P.R. n. 577 del 29/07/1982: “Approvazione del regolamento concernente l’espletamento dei servizi antincendi”.

Prima di tutto si introducono i principi base e le misure tecniche fondamentali ” … fondate su presupposti tecnico-scientifici generali in relazione alle situazioni di rischio tipiche da prevenire”

Viene inoltre istituito il “Comitato Centrale Tecnico-Scientifico, con specifiche competenze dovute alla introduzione della deroga.

Fino a questo momento non era prevista la responsabilizzazione diretta al titolare dell’attività e solo il 30 % delle attività pericolose possedevano il C.P.I.

Da un lato le attività soggette ai controlli risultavano ben identificate e quindi gli interventi di adeguamento antincendio prendevano sempre più corpo. Era infatti garantita maggiore sicurezza ai lavoratori ed alle persone in generale.

Di contro l’ enorme mole di nuovo lavoro a carico dei funzionari VVF, portò ad una congestione delle risposte, dei controlli, delle emissioni di C.P.I. Di conseguenza aumentarono i ritardi nella concessione all’ esercizio delle attività. Tale paralisi, con l’emanazione della legge n. 818 del 07/12/1984, portò alla introduzione del nulla osta provvisorio.

Nasce il NOP: Nulla Osta Provvisorio.

  • Legge n. 818 del 07/12/1984: “Nulla-osta provvisorio per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, modifica degli articoli 2 e 3 della legge 4 marzo 1982, n. 66, e norme integrative dell’ordinamento del Corpo nazionale dei vigili del fuoco”

Si ribadisce l’obbligo del titolare della attività di richiedere il C.P.I. e viene introdotta la figura dei “professionisti iscritti in albi ministeriali”. 

A tal proposito, per essere abilitati, i professionisti devono seguire il corso di formazione da 120 ore promosso da un ente accreditato.

Il N.O.P., veniva rilasciato per le attività senza C.P.I. in cambio della “promessa” di adeguare le attività almeno agli aspetti antincendio più urgenti.

Doveva durare 3 anni ma si prolungò fino alla emissione del D.M. 29/12/2005, ovvero per ben 21 anni.

Nella Legge 818 furono introdotte sanzioni penali a carico del titolare dell’attività, per omissione della richiesta di rilascio o rinnovo del C.P.I. o del N.O.P.

  • D. M. 08/03/1985: “Direttive sulle misure più urgenti ed essenziali di Prevenzione Incendi ai fini del rilascio del nullaosta provvisorio di cui alla legge 7 Dicembre 1984, n°818.”

In quest’ ultimo decreto appare per la prima volta il concetto di “operatività antincendio” intesa come la “possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza”.

Nasce la 626.

  • D. Lgs. n. 626 del 19/09/1994:  Attuazione delle direttive [ …] riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro”

Il principale risultato del decreto è la sempre maggiore importanza al rispetto dei requisiti di prevenzione incendi.

In  particolare si fornivano indicazioni su:

  • valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori;
  • programmazione della gestione della sicurezza;
  • identificazione dei soggetti interessati alla gestione delle emergenze;
  • partecipazione attiva dei lavoratori e dei loro rappresentanti;
  • redazione e rispetto dei piani di evacuazione ed emergenza.

Lo scopo era quello di effettuare un’approfondita valutazione dei rischi e redigere un piano di sicurezza con procedure da adottare in caso di emergenza.

Dopodichè era compito del datore di lavoro garantire ai propri lavoratori la formazione e l’informazione proporzionata al tipo di attività ed alle mansioni nella attività.

Snellimento delle procedure.

  • D.P.R. n.37 del 12/01/1998 : “Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59”.

Questo decreto nacque con l’obiettivo di snellire l’attività amministrativa della prevenzione incendi.

In primo luogo si stabilirono nuovi tempi di risposta da parte del Comando VV.F. all’esame del progetto. Fu introdotta la D.I.A. per l’inizio dell’attività.

Il titolare dell’attività presentava richiesta di esame progetto. Seguiva l’ esame e l’emissione di parere positivo entro 45 giorni da parte del Comando VVF.

Dopo l’ottenimento del parere positivo iniziavano i lavori; in caso di “silenzio diniego” (mancata risposta nei tempi previsti) il titolare dell’attività poteva fare ricorso al TAR e doveva comunque rielaborare un nuovo progetto.

Era possibile, nella fase di rielaborazione del progetto, presentare una eventuale istanza di deroga.

Al termine dei lavori, occorreva presentare richiesta di sopralluogo, corredata da certificazioni (i primi modelli ministeriali) per i prodotti da costruzione e dichiarazioni di conformità alla regola dell’arte degli impianti.

In caso di esito positivo del sopralluogo dei Vigili del Fuoco era garantito il rilascio del C.P.I.

In caso di esito negativo occorreva adeguare il progetto, effettuare i lavori di adeguamento ed infine richiedere nuovamente il sopralluogo finale.

Si noti come siano presenti tutti gli elementi procedurali attualmente in uso:

  • studio delle attività soggette;
  • realizzazione del progetto antincendio;
  • presentazione al Comando VVF e richiesta di approvazione;
  • ottenimento della approvazione;
  • inizio e completamento dei lavori;
  • visite di controllo da parte dei VVF;
  • emissione CPI

Oggi, come si vedrà più avanti, è modificata una sola voce di queste ovvero l’ultima.

La fine del N.O.P.

  • D.M. 29/12/2005: “Direttive per il superamento del regime del nulla osta provvisorio, ai sensi dell’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37

Il decreto prevedeva in particolare che dopo la data del 31/05/2009 tutti i N.O.P. decadessero. Dovevano rimanere valide solo attività sprovviste di C.P.I. o D.I.A.

Riassetto del CNVVF.

  • D.Lgs. n. 139 del 08/03/2006: “Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”.

Questo decreto riprendeva tutti i concetti fondamentali della Prevenzione Incendi, dalla definizione stessa al rinnovo del Certificato di Prevenzione Incendi.

Inoltre aumenta la responsabilizzazione dei professionisti abilitati iscritti nell’ Elenco ministeriale dei professionisti antincendio.

Infine in questo decreto viene abrogata la famosa Legge n. 818 del 07/12/1984 che aveva dato i natali ai primi professionisti antincendio.

  • D.Lgs. n.81 del 09/04/2008: “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 3 agosto 2007, n. 123 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Il decreto legislativo attualmente più importante ai fini della sicurezza nei luoghi di lavoro, viene preso come riferimento anche in molti aspetti della prevenzione incendi.

Sono infatti rimarcati i temi degli oneri della sicurezza, della gestione della sicurezza, la definizione dei ruoli di ogni singolo lavoratore e suo rappresentante.

Ma sono i decreti di seguito riportati che segnano una ulteriore sferzata mondo della prevenzione incendi. Tale svolta non si vedeva da ben 29 anni, ovvero dalla emissione del D.M. 16/02/1982.

Semplificazione e introduzione del SUAP.

  • D.P.R. n. 160 del 07/09/2010:” Regolamento per la semplificazione ed il riordino della disciplina sullo Sportello Unico per le Attività Produttive”

Questo decreto viene promulgato al fine di semplificare ulteriormente le pratiche amministrative di Prevenzione Incendi.

In primo luogo viene individuato nel S.U.A.P. l’unico soggetto pubblico di riferimento territoriale a cui inoltrare le istanze di Prevenzione Incendi.

Di seguito il S.U.A.P. trasmetterà le pratiche al Comando Provinciale dei VVF competente.

Inoltre viene istituito il portale “impresainungiorno” per fornire servizi informativi ed operativi ai SUAP per l’espletamento delle loro attività.

Il SUAP, dopo la presentazione della S.C.I.A. VVF ne verifica la completezza formale dei documenti e relativi allegati. Rilascia automaticamente la ricevuta in caso di esito positivo.

A seguito di tale rilascio, il richiedente ottiene la concessione alla apertura della attività.

Il Nuovo Regolamento della prevenzione incendi. Il dpr 151 del 2011

  • D.P.R. n. 151 del 01/08/2011: “Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi”.

Era necessario, dopo 29 anni, promulgare un decreto indirizzato alla semplificazione e snellimento della azione amministrativa.

In sintesi questo decreto prevede:

  1. Nuove attività e nuove descrizioni;
  2. Riduzione del numero di attività soggette ai controlli di prevenzione incendi (da 97 a 80);
  3. Suddivisione delle attività di 3 categorie (A,B e C) proporzionate al livello di complessità;
  4. Eliminazione del C.P.I. e sostituzione del C.P.I. con la S.C.I.A.;
  5. Attestazione di rinnovo periodico ogni 5 anni o ogni 10 anni;
  6. Nulla Osta di Fattibilità (N.O.F.);
  7. Richiesta di visite in corso d’opera;
  8. Introduzione della dichiarazione di non aggravio di rischio;
  9. Raccordo con le procedure del S.U.A.P.;
  10. Inasprimento delle sanzioni amministrative e penali

In questi punti è riassunta tutta la evoluzione della Prevenzione Incendi degli ultimi 70 anni.

In particolare viene eliminato il C.P.I. che lascia il posto alla S.C.I.A. “Segnalazione Certificata di Inizio Attività” che rappresenta il titolo autorizzativo all’esercizio della attività soggetta ai controlli di Prevenzione Incendi.

La SCIA VVF è corredata dalla asseverazione firmata da professionista antincendio. La asseverazione attesta la conformità dell’opera alla regola tecnica e, se previsto, al progetto approvato dal Comando Provinciale VVF. Alla asseverazione sono allegati i certificati e le dichiarazioni ministeriali a firma di professionista antincendio.

Il nuovo elenco delle attività antincendio.

Al fine di snellire le procedure di prevenzione incendi, sono introdotte 3 categorie, in base alla complessità delle attività soggette:

A: attività semplici: applicazione dei principi della S.C.I.A. e visite a campione successive;

B: attività mediamente complesse: esame progetto entro 60 giorni; presentazione della S.C.I.A. e visite a campione successive;

C: attività complesse: esame progetto entro 60 giorni; presentazione della S.C.I.A. e visite certe.

È evidente il cambio radicale dal punto di vista delle pratiche amministrative di Prevenzione Incendi.

Il decreto che segna una ulteriore svolta nella prevenzione incendi è il D. M. 07/08/2012 recante “Disposizioni relative alle modalità di presentazione delle istanze concernenti i procedimenti di prevenzione incendi e alla documentazione da allegare, ai sensi dell’articolo 2, comma 7, del DPR 01/08/2015, n. 151.”.

Ai fini del presente decreto sono applicate le norme di cui al DPR 151/2011. Inoltre vengono disciplinate le modalità di presentazione, anche attraverso il SUAP, delle istanze e della documentazione da presentare:

  • istanza di valutazione del progetto;
  • SCIA;
  • Asseverazione;
  • Attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio;
  • istanza di deroga;
  • nulla osta di fattibilità;
  • verifiche in corso d’opera;
  • voltura;
  • modalità di presentazione delle istanze.

Nell’ Allegato I di cui al presente decreto, in maniera molto precisa, vengono definiti tutti i punti in cui le relazioni tecniche devono essere redatte:

A: Documentazione relativa ad attività non regolate da specifiche disposizioni antincendio;

B: Documentazione relativa ad attività regolate da specifiche disposizioni antincendio;

C: Modifiche di attività esistenti

Nell’Allegato II vengono definite le certificazioni e dichiarazioni a corredo della SCIA.

Nell’ Allegato III vengono definite tutte le nuove 80 attività.

Il nuovo Codice di prevenzione incendi.

Ancora nel mese di agosto che avviene una ulteriore svolta nella prevenzione incendi. Viene promulgato il D.M. 03/08/2015 noto “Codice”.

L’obiettivo del normatore (e dei professionisti intervenuti) fu quello di realizzare il “Testo Unico della Prevenzione Incendi” per dare un unico riferimento normativo.

Nella realtà dei fatti, ad oggi, nessun decreto ministeriale relativo alle attività soggette è stato abrogato per “fare posto” al Codice.

Ad oggi quest’ultimo è in adozione volontaria ed alternativa (laddove consentito) ai decreti ministeriali di riferimento alle attività soggette ai controlli VVF.

Nel Codice si cambia completamente approccio. Si passa infatti da un approccio di tipo prescrittivo ad un approccio di tipo prestazionale.

In questo modo viene lasciata sempre più libertà al professionista antincendio in merito alla valutazione del rischio relativo ad ogni specifica situazione.

Conclusioni

Come evidente, la prevenzione incendi è un mondo estremamente complesso e ricco di storia. Ogni Regio Decreto, Legge, DM, D.Lgs, DPR ha portato nel corso di questi anni ad una continua evoluzione normativa, quanto più coerente con le innovazioni tecnologiche di prodotto ed impianto.

L’emissione di nuove norme (soprattutto le più importanti) è stato seguito spesso da input derivati da incidenti che hanno tragicamente segnato l’Italia negli ultimi decenni.

Si è fatto tantissimo nel campo della sicurezza antincendio ed è fondamentale l’impegno da tutte le parti:

  • il normatore, con l’emissione di norme tecniche sempre più all’avanguardia e coerenti con i tempi;
  • il professionista antincendio, in costante aggiornamento;
  • i titolari delle attività, sempre più consci delle responsabilità che hanno in merito al corretto adeguamento antincendio dell’immobile;
  • le persone che vivono gli spazi, che devono essere informate e formate ma che devono essere ben rigorosi sulla gestione dei loro spazi.
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