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La progettazione antincendio del filtro a prova di fumo occupa da sempre, uno degli aspetti più importanti nella progettazione antincendio. Ricopre infatti un ruolo fondamentale al raggiungimento dell’obiettivo primario della Prevenzione Incendi: “la salvaguardia della vita umana”. La definizione antincendio di filtro a prova di fumo attraversa ben 32 anni, a partire dal DM 30 novembre 1983 per arrivare ai giorni nostri con il DM 3 agosto 2015 ovvero Codice di prevenzione incendi.

filtro a prova di fumo

Il filtro a prova di fumo rappresenta il “luogo sicuro” (interno all’attività) per eccellenza; il luogo che progettato adeguatamente, non consente al fumo di accedere e che garantisce in ogni situazione, un adeguato livello di sicurezza antincendio.

Quali sono le definizioni antincendio principali? Quali sono le normative antincendio che lo regolamentano? Come si progetta? In quali casi?

Quando realizzare un filtro a prova di fumo? Come fare l’aerazione di un filtro a prova di fumo?

Come già anticipato, il filtro a prova di fumo rappresenta il luogo sicuro più importante nella progettazione antincendio.

Il filtro a prova di fumo viene previsto tendenzialmente nelle attività più complesse che risultano soggette ai controlli dei VVF (ad esempio edifici di altezza antincendio superiore a 32 m), ma anche ogni qualvolta si ritiene utile e necessario separare due ambienti a diverso livello di rischio incendio.

In questo modo è possibile evitare la propagazione del fumo all’interno di locali sensibili o dal locale in cui si innesca l’incendio verso percorsi di esodo.

L’obiettivo quindi è quello di realizzare un disimpegno in cui siano sempre mantenute le condizioni di sicurezza antincendio, per gli occupanti che le impiegano per l’esodo e per le squadre di soccorso che intervengono.

Normativa antincendio

La prima normativa in cui è possibile leggere la definizione antincendio di filtro a prova di fumo, risale a 35 anni fa.

In particolare si tratta del DM 30/11/1983.

DM 30 novembre 1983 coordinato DM 9 marzo 2007

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Dopo 32 anni viene promulgato un altro decreto ministeriale destinato a modificare in parte la concezione di filtro a prova di fumo: il DM 3 agosto 2015 ovvero Codice di prevenzione incendi.

Definizioni da DM 30 novembre 1983

Per il DM 30/11/1983:

Vano delimitato da strutture con resistenza al fuoco REI predeterminata, e comunque non inferiore a 60’, dotato di due o più porte munite di congegni di auto-chiusura con resistenza al fuoco REI predeterminata, e comunque non inferiore a 60’, con:

  • camino di ventilazione di sezione adeguata e comunque non inferiore a 0.10 mq sfociante al di sopra della copertura dell’edificio (*);
  • vano con le stesse caratteristiche di resistenza al fuoco e mantenuto in sovrappressione ad almeno 0.3 mbar, anche in condizioni di emergenza (**);
  • aerato direttamente verso l’esterno con aperture libere di superficie non inferiore a 1 mq con esclusione di condotti (***).

Filtri a prova di fumo

(*) quando si decide di realizzare questa tipologia di sistema, occorre prestare particolare attenzione a realizzare in ogni piano una griglia di aerazione almeno 33x33cm che garantisca la ventilazione. Tali camini devono essere condotti fino in copertura dell’edificio e durante l’intero tragitto verticale, devono essere opportunamente compartimentati. La resistenza al fuoco dei condotti, dovrà essere almeno pari a quella degli elementi strutturali richiesti per la fattispecie dell’edificio.

(*) se il filtro a prova di fumo interessa un solo piano di edificio, è sufficiente elevare in copertura un solo condotto verticale. Se il filtro a prova di fumo è a servizio di una scala protetta, è generalmente accettato che venga realizzata una canna shunt di ventilazione per garantire l’effetto camino.

(**) in commercio, sono presenti decine di prodotti che permettono di mantenere il vano in sovrappressione. Si tratta di sistemi composti da un quadro elettrico di comando per la gestione degli allarmi e per l’alimentazione del sistema di pressurizzazione e poi da un gruppo ventilante (elettro-valvola) che aspira aria dall’esterno.

(**) il segnale di allarme è sempre asservito all’impianto di rivelazione ed allarme incendi ed attiva automaticamente l’unità di immissione dell’aria. I sistemi moderni presentano pressostati per assicurare la portata costante.

(***) si tratta di aperture direttamente attestanti su spazio scoperto. L’aria deve essere “pulita” e provenire dall’esterno. Le aperture devono essere facilmente apribili dall’interno o dall’esterno.

Criticità.

Il DM 30 novembre 1983, fornisce quindi dimensioni minime e non stabilisce quale sistema deve essere utilizzato a seconda della fattispecie delle attività da proteggere o separare. Ciò che potrebbe generare ulteriori dubbi è rappresentato anche dal fatto che non vengono date indicazioni di superficie minima.

Potrebbero essere riscontrati problemi in caso di sezioni troppo ridotte dei camini di ventilazione tali da non garantire l’effettivo tiraggio dei canali (pur avendo sezione minima pari a 0,1 mq).

Nel caso di filtro a prova di fumo in sovrappressione, occorrerà invece verificare che il vano sia sufficientemente grande da limitare il rischio di apertura contemporanea delle due porte tagliafuoco. Inoltre il sistema dovrà essere progettato in modo da garantire che la portata di aria “pulita” che viene indirizzata al vano, sia tale da generare la pressione minima richiesta per l’ambiente (con il minimo di 0,3 mbar).

Spetta quindi direttamente al professionista individuare il sistema più efficace per garantire la concreta funzionalità del filtro a prova di fumo. Le dimensioni minime potrebbero non essere sufficienti.

Definizioni da Codice di prevenzione incendi

Il DM 3 agosto 2015 (Codice di prevenzione incendi) definisce (Sezione S.3 – Compartimentazione) il filtro a prova di fumo ed introduce in più il concetto di filtro.

Sostanzialmente sono riprese le indicazioni del decreto precedente, ma si aggiungono alcuni concetti che visti con attenzione, sono rilevanti:

  • Filtro: compartimento antincendio nel quale la probabilità di innesco dell’incendio sia resa trascurabile, in particolare grazie all’assenza di inneschi efficaci ed
    al ridotto carico di incendio specifico qf ammesso. (I)
  1. Il filtro è un compartimento antincendio avente:
    a. classe di resistenza al fuoco non inferiore a 30 minuti; (II)
    b. due o più porte almeno E 30-Sa munite di congegni di auto-chiusura; (III)
    c. carico di incendio specifico qf non superiore a 50 MJ/mq.(IV)
  • Filtro a prova di fumo
    1. Il filtro a prova di fumo è un filtro con una delle seguenti caratteristiche aggiuntive:
    a. dotato di camino di ventilazione ai fini dello smaltimento dei fumi d’incendio, adeguatamente progettato (V) e di sezione comunque non inferiore a 0,10 mq, sfociante al di sopra della copertura dell’opera da costruzione;
    b. mantenuto in sovrappressione, ad almeno 30 Pa in condizioni di emergenza, da specifico sistema progettato, realizzato e gestito secondo la regola
    dell’arte;
    Nota: Il sistema di sovrappressione deve comunque consentire la facile apertura delle porte per le finalità d’esodo (capitolo S.4), nonché la loro completa auto-chiusura in fase di attivazione dell’impianto.
    c. areato direttamente verso l’esterno con aperture di superficie utile complessiva non inferiore a 1 mq. Tali aperture devono essere permanentemente aperte o dotate di chiusura facilmente apribile in caso di incendio in modo automatico o manuale. È escluso l’impiego di condotti.

Filtri a prova di fumo

Filtri a prova di fumo

Filtri a prova di fumo

Filtri a prova di fumo

Considerazioni alle definizioni del Codice di prevenzione incendi.

(I) nel precedente decreto, non si faceva riferimento alcuno in merito alla possibilità di avere elementi combustibili all’interno del vano. Concettualmente verrebbe da pensare che essendo il luogo sicuro per eccellenza (escluso l’esterno) di una attività, questo dovrebbe essere “immacolato”. In realtà per la legge italiana, ciò che non viene esplicitamente scritto è consentito. Il Codice però mette bene in chiaro tale concetto.

(II) emerge subito la differenza dal DM 30 novembre 1983 sulla classe di resistenza al fuoco, REI 30 e non REI 60.

(III) si introduce un nuovo concetto: la sigla Sa identifica il requisito di resistenza delle porte tagliafuoco ai fumi freddi

(IV) come detto prima, viene definito il quantitativo di materiale combustibile minimo che è possibile contenere nel filtro a prova di fumo.

(V) Adeguatamente progettato: il Codice introduce un concetto che fino a quel momento era solamente condiviso da parte dei professionisti che si occupavano di progettazione di sistemi per filtri a prova di fumo. Di base, ogni elemento da costruzione, impianto o sistema di protezione attiva e passiva deve essere progettato e realizzato a regola d’arte. Con il Codice viene però imposta una condizione per la quale il progettista si fa totale carico delle responsabilità in merito alla adeguata progettazione del filtro a prova di fumo e dei suoi sistemi.

Conclusioni.

La progettazione antincendio di un filtro a prova di fumo, sia esso aerato naturalmente, in sovrappressione o con camino di ventilazione, richiede una notevole conoscenza ed accuratezza. Riteniamo utile rimarcare l’importanza di questo sistema che se ben progettato consente più di altri sistemi, di salvare vite umane e garantire la sicurezza degli addetti alle emergenze. La mancanza di riferimenti normativi antincendio più stringenti lascia molta libertà al progettista, ma allo stesso tempo genera perplessità tecniche e di fattibilità difficilmente risolvibili. L’unica arma vincente è l’aggiornamento costante dal punto di vista tecnico e normativo.

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